Voce Narrante: Antonella Puddu 

Cucina di Trexenta

🎧 Audioguida - Sapori della Trexenta

Benvenuti nella Trexenta, cuore agricolo della Sardegna, un tempo conosciuto come il granaio di Roma. In questa terra generosa, dove le tradizioni si tramandano di generazione in generazione, la cucina è un viaggio tra sapori autentici e ingredienti semplici ma intensi.


🍝 I primi della festa

Partiamo con uno dei simboli dell’isola: i malloreddus, la tipica pasta sarda fatta a mano, rugosa e perfetta per trattenere il sugo. A Senorbì li troviamo conditi con un ricco ragù di salsiccia e pomodoro, profumato da aglio e cipolla e serviti con abbondante pecorino grattugiato.


Tra i primi piatti non possono mancare i ravioli, ripieni di ricotta, zafferano, patate, menta o spinaci, simbolo della sapienza culinaria femminile.


Un altro piatto delizioso è sa simbua, una pasta antichissima, preparata artigianalmente con solo semola e acqua. Si lavora a mano, formando piccolissimi granelli irregolari, simili alla fregula ma ancora più minuti, quasi come un couscous sardo.

Tradizionalmente veniva cotta in brodo, al sugo o in zuppe di verdure, arricchita con formaggio grattugiato o un filo d’olio. Piatto umile e sostanzioso, era perfetto per i mesi freddi e ancora oggi viene riscoperto nelle cucine locali, specie nelle occasioni che celebrano i sapori del passato.


🍖 Secondi di terra... e di mare

Nei piatti principali della Trexenta si incontrano i sapori decisi della carne e della terra. Un esempio sono le lumache ripiene, una vera specialità locale. Vengono raccolte, spurgate e cucinate con un ripieno a base di pecorino, aglio e prezzemolo, poi rimesse nel guscio e cotte in forno con un tocco di vino bianco. Un grande classico della cucina sarda – e naturalmente della Trexenta – è il maialetto arrosto, conosciuto come porceddu. È forse il piatto più rappresentativo dell’isola: un piccolo maiale da latte, cotto lentamente allo spiedo per ore, spesso aromatizzato con mirto o rosmarino. La carne resta tenera, profumata, mentre la pelle diventa croccante: un equilibrio perfetto tra semplicità e sapore che non può mancare nelle feste e nelle grandi occasioni.


Accanto al porceddu troviamo un’altra pietanza molto amata: l’agnello in bianco con uovo e limone, un piatto delicato ma ricco di gusto. L’agnello viene cotto lentamente, spesso in tegame, e verso fine cottura si aggiunge un’emulsione di uova sbattute e succo di limone, che avvolge la carne con una crema vellutata, leggermente acidula. È una ricetta antica, che racconta il legame tra pastorizia, stagioni e gesti rituali della cucina contadina.

La cucina della Trexenta è anche cucina povera, di ingredienti semplici, legati alla terra. Le fave sono protagoniste di molte ricette. Nella cucina della Trexenta i legumi sono fondamentali: ceci, lenticchie, fagioli e fave venivano cotti in grandi pentole di terracotta e serviti in zuppe, minestroni e piatti poveri ma ricchissimi di sapore.


Le favette con uovo sono una ricetta rustica: le fave lessate vengono saltate con cipolla e legate con uova sbattute, dando vita a un piatto cremoso e nutriente.


Un’altra specialità è data dalle fave bollite con cotenna di maiale, un tempo considerate cibo dei contadini: grasse, sapide, perfette per affrontare i mesi più freddi.

 Il pane come protagonista

Il pane, simbolo di condivisione, non si butta mai. Lo ritroviamo in piatti come “is suppasa”, fette di pane raffermo condite con sugo di pomodoro, pecorino e brodo caldo: un piatto umile ma ricco di gusto, che sa di casa e antiche domeniche in famiglia.

Ancora più semplice ma amatissimo è “su pani indorau”, il pane raffermo bagnato nel latte, passato nell’uovo e poi fritto: dorato, croccante fuori e morbido dentro, è perfetto per la colazione dei nonni, ma anche come dolce povero, se spolverato di zucchero.

Ma anche il mare arriva fin qui: la burrida, piatto di pesce povero – gattuccio di mare – marinato con aceto, noci e fegato, è una preparazione antica, servita fredda dopo un giorno di riposo. Un’esplosione di sapori intensi, da gustare con un calice di cannonau.
 

🍬 Dolci che raccontano storie

 In Sardegna, il dolce è un rituale. A Carnevale arrivano le zippulas, frittelle leggere e croccanti a forma di spirale, preparate con zafferano, scorze di agrumi e tanta maestria.

Nel periodo pasquale, invece, si gustano le pardulas, dolcetti alla ricotta aromatizzati con zafferano, agrumi e miele. Ogni morso racconta la cucina delle nonne e la pazienza della festa.

I piricchittus sono biscotti semplici ma deliziosi. Hanno una consistenza croccante fuori e più morbida dentro. Sono preparati con farina, uova e zucchero, e spesso ricoperti da una glassa bianca di zucchero


Le seadas sono regine: grandi frittelle ripiene di formaggio fresco e scorza d’arancia, servite calde con miele, una prelibatezza delicata e profumata, tipica del territorio.


🍯 I tesori della terra

La Trexenta è anche terra di prodotti nobili: l’olio extravergine d’oliva, dorato e profumato; il vino cannonau, corposo, perfetto per accompagnare gli arrosti; e soprattutto il miele di asfodelo, chiaro, delicato, ma con un retrogusto leggermente acidulo, usato sia in cucina che come rimedio naturale.

La cucina della Trexenta è molto più di un semplice pasto: è un incontro con la storia, con la terra e con le mani sapienti che continuano a impastare, friggere, riempire e tramandare. Assaggiare i suoi piatti significa respirare il tempo lento della Sardegna, d
ove ogni ricetta è un’eredità viva.